Gli apostoli e i discepoli, dopo la morte di Gesù, non celebrarono più la Pasqua. Una volta che Gesù ritornò in cielo, gli apostoli ed i discepoli del Signore, che di lì a poco saranno chiamati per la prima volta “cristiani” (cfr. Atti 11:26) e non più “ebrei”, iniziarono a distaccarsi lentamente dalle festività che Dio aveva comandato nel Vecchio Testamento, come appunto la Pasqua. La Pasqua come il Giubileo, la Pentecoste ed altre festività, era una delle feste comandate da Dio al popolo ebraico nel Vecchio Testamento (cfr. Levitico 23). Nel Nuovo Testamento, non troviamo alcuna comunità cristiana che festeggia la Pasqua, perché appunto festa che aveva senso per il solo popolo ebraico. Ogni festività che Dio aveva comandato agli ebrei aveva dei precisi scopi didattici ed educativi in stretta relazione a degli avvenimenti accaduti nella storia dello stesso popolo ebraico (la schiavitù egiziana, i quarant’anni nel deserto etc…). Dio quindi le aveva comandate, affinché il popolo celebrandole crescesse spiritualmente.

POSSIAMO FESTEGGIARLE ANCHE NOI?

Certo che possiamo farlo, l’importante è che vengano celebrate come Dio ha comandato al tempo, non come ci vengono insegnate oggi. La Pasqua, la Pentecoste, il Giubileo che oggi vengono festeggiati sono quelle creati ed insegnati da uomini, trasformati e svuotati nei secoli dei loro significati, senza l’autorità di Dio, di Gesù e degli apostoli. Come insegna la storia. Ma in realtà il punto è un altro.

PERCHE’ FESTEGGIARE LA PASQUA?

Fin da bambino mi è stato insegnato che la Pasqua serve a ricordare la morte e la resurrezione di Gesù. I cristiani, seguaci di Gesù sono invitati a celebrare tale festività specie se fin da giovani al catechismo è stato loro insegnato che nei dieci comandamenti è comandato di “santificare le feste”. Ed è proprio qui che casca l’asino! Nei dieci comandamenti cattolici insegnati al catechismo è si riportato di santificare le feste ma nella Bibbia (anche in quella cattolica) nei dieci comandamenti, “santificare le feste” non compare (cfr. Esodo 20:1-17). Poiché i dieci comandamenti Dio li diede agli ebrei e non ai cristiani, nei dieci comandamenti si parla soltanto di “ricordarsi del giorno del riposo (il sabato) per santificarlo”, cosa che gli ebrei fanno tutt’ora! Il punto è che Gesù venne per superare la legge del Vecchio Testamento, riservata agli ebrei stabilendo un patto migliore e non per estendere la legge ebraica a tutta l’umanità. Il patto tra Dio e l’uomo attraverso Gesù è di gran lunga migliore di quello che Dio stabilì con gli ebrei a suo tempo (cfr. Ebrei 9:9-14). Questo concetto è ripetuto in tutto gli scritti del Nuovo Testamento che purtroppo alla gente non vengono insegnati.

CHE NE E’ DELLA MORTE E DELLA RESURREZIONE DI GESU’?

In realtà la domanda giusta da porci è, che disse il Signore? “Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me… Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne berrete, in memoria di me” 1 Corinzi 11:24-26. Gesù chiese di essere ricordato con pane e vino, gesto che i cristiani, guidati dagli apostoli, facevano nella cena del Signore (cfr. 1 Corinzi 11:20) ogni primo giorno della settimana (cfr. Atti 20:7). Gesù non ci chiese di festeggiare la Pasqua in sua memoria, ci chiese di iniziare ogni settimana ricordandoci di lui attraverso il pane ed il vino. Ogni settimana, non una volta l’anno. Il punto è che alle persone serve ricordare. Il ricordo ha un potere straordinario, ci permette di vedere le cose della vita in modo diverso. Prendere il pane ed il vino non è un gesto fine a se stesso, serve ai cristiani affinché ricordino il significato che quel gesto ha e per ricordarne il significato bisogna prima conoscerlo! Come? Leggendo ed imparando con serietà la Scrittura. Nella Scrittura vengono insegnati le più semplici e fondamentali regole di vita, di qualunque aspetto si tratti: privato, sociale, religioso.

Cerchiamo di portare avanti con umiltà e serietà studi sulla Scrittura; vi invitiamo calorosamente a prendere parte ad una delle nostre lezioni o magari a costruire insieme lo studio che possa soddisfare le vostre necessità. Perché? Perché è la cosa più bella che c’è, perché una volta informati potete stare certi che riuscirete a prendere le scelte migliori possibili nella vita, non perché lo diciamo noi ma perché lo dice Dio.

  1. Marzo 19, 2015

    Molto interessante il vostro punto di vista, comunque c’è sempre da considerare come ognuno di noi Vive interiormente questa Ricorrenza, sicuramente questa è la cosa più rilevante a prescindere dai riti e costumi.

    • Marzo 20, 2015

      Hai detto bene “come ognuno di noi Vive interiormente questa Ricorrenza” dove immagino che per ricorrenza ti riferisca alla morte e resurrezione di Gesù. Il punto è proprio questo: che vogliamo fare nella vita? Ognuno di noi è libero di decidere quale “strada” seguire, con i relativi valori, principi, regole, conoscenze, scienze etc… E quindi, io posso decidere di vivere e ricordare la morte e la resurrezione di Gesù interiormente, in meditazione, in preghiera, da solo o assieme ad altri etc… Oppure posso decidere di ascoltare quello che Gesù ha detto su come ricordarlo; ovviamente tra le due cose c’è un mondo di differenza.

      Perché? Perché se non conosco Gesù, quello che ha detto, che ha insegnato, non conosco neanche il significato dei suoi comportamenti né tanto meno quello della sua morte e resurrezione! Quindi alla fine rischio di “ricordarlo”, credendo di essere nel giusto, per come mi hanno detto gli altri o per come gli altri mi hanno insegnato a pensare e non per quello che ci ha detto Gesù!

      Anche su riti ed i costumi umani sono d’accordo con te, i riti ed i costumi Gesù li chiamò tradizioni e le condannò (cfr. Marco 7:1-13). Perché? perché le tradizioni ci vengono insegnate fin da bambini e ci vengono proposte come se fossero giuste di fronte a Dio invece si sostituiscono agli insegnamenti che Dio ha dato all’uomo!

      Cerchiamo di avere il punto di vista di Gesù, imparando dalle parole di Gesù!

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