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Fin da piccoli, tutti impariamo a convivere in qualche modo con la paura. Buona parte delle decisioni che prendiamo nella vita sono figlie della paura. La paura è infatti quello stato d’animo che da insicurezza e preoccupazione costante ed è figlio della nostra percezione di pericoli reali o immaginari. Ascoltare le nostre paure è giusto perché ci aiuta a prepararci ad eventi che al momento non siamo in grado di affrontare e che per questo temiamo. Le nostre paure possono essere quindi anche lo stimolo per aiutarci ad adottare comportamenti virtuosi e scelte di vita lungimiranti. Tuttavia, non sempre ci poniamo in questo modo di fronte alle nostre paure. Spesso decidiamo di respingerle, di fuggirle senza porre in atto alcun comportamento virtuoso. Arriviamo a fare scelte di vita sulla base delle nostre paure, solo ed esclusivamente per avere la momentanea illusione di averle allontanate per un pò ma in realtà, dentro di noi, sappiamo di non averle vinte del tutto.

LA PAURA COSTRINGE ALLA SERVITU’

L’apostolo Paolo scrivendo ai cristiani disse:

“voi non avete ricevuto uno spirito di servitù per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di adozione, mediante il quale gridiamo: «Abbà! Padre!»” Romani 8:15

lo “spirito di servitù”, nel capitolo 8 della lettera ai Romani, è inteso come uno spirito di costrizione all’errore per coloro che vivono la vita nella paura. La paura infatti, secondo Paolo, non porta a scelte di vita libere e fiduciose bensì a scelte dettate dal bisogno disperato di provvedere esclusivamente a sé stessi affinché le nostre paure possano essere arginate in qualche modo. Diversa è invece la prospettiva del cristiano, colui che riceve lo “Spirito di adozione”. A proposito di adozione, è curioso notare come un bambino, secondo la legge, è adottabile solo dopo che il tribunale dei minori ne abbia accertato la sua situazione perpetua di privazione di assistenza morale e materiale da parte dei genitori e dei parenti tenuti a provvedervi. Ciò vuol dire che il bambino essendo solo, di fatto, può essere adottato da una famiglia che abbia un serie di specifici requisiti. L’apostolo Paolo afferma che il cristiano è proprio come il bambino adottabile, che arriva a gridare “Abbà! Padre!” prendendo atto di essere solo al mondo, di avere davanti tante sfide più grandi di lui che lo spaventano e lo intimoriscono facendogli percepire il bisogno di cercare aiuto. Per questo motivo, il cristiano grida a Dio come un bambino grida al proprio papà. Dio si presenta come quel genitore adottivo che può riscattare e liberare la vita dell’uomo.

LA PAURA DEL CASTIGO IMPEDISCE L’AMORE

C’è un altro fattore che condizione la paura. E’ il castigo. Il castigo è il danno che percepiamo subire, se l’evento di cui abbiamo paura si

verifica realmente. La paura quindi ci avverte di quale sarà la nostra condizione qualora quel pericolo diventi realtà. A tal proposito l’apostolo Giovanni scrisse ai cristiani:

“Nell’amore non c’è paura; anzi, l’amore perfetto caccia via la paura, perché chi ha paura teme un castigo. Quindi chi ha paura non è perfetto nell’amore.” 1 Giovanni 4:18

La paura del castigo come anticipato, costringe la persona a delle scelte necessariamente egoistiche che danneggiano gli altri. Le scelte che invece sono fatte con amore arrecano beneficio a se stesso e agli altri, per questo motivo sono sempre da preferire perché sono di una qualità completamente superiore, di tutt’altra categoria.

LA FIDUCIA UCCIDE LA PAURA

Ora la domanda sorge spontanea, come si fa a fare una scelta d’amore? Come faccio a sapere che quella scelta è e sarà il meglio per tutti? Beh, nella società in cui viviamo, di cultura post modernista, si dice che bisogna “sentirlo dentro”, quello che senti è la verità. Niente di più sbagliato, tante volte abbiamo sentito dentro delle stupidaggini che quando abbiamo provato a portare a termine ci hanno condotto in una condizione nettamente peggiore della prima. Ognuno di noi potrebbe farne un elenco infinito sulla base della propria esperienza. L’apostolo Paolo, a tal proposito scrisse ai primi cristiani dell’odierna Turchia:

“quello che vale è la fede che opera per mezzo dell’amore.” Galati 5:6

Per prima cosa apprendiamo una notizia: l’amore è uno strumento, un mezzo. Non il fine. “La fede”, cioè la fiducia piena nell’altro, in questo caso in Dio, è la guida. La fede è la strada che permette di indirizzare bene i nostri passi, proteggere i nostri sacrifici, impreziosire le nostre lacrime ed i nostri sforzi. Una volta iniziata questa strada allora saremo in grado di praticare anche l’amore. La fiducia infatti ci permette di rispondere ai pericoli della vita con forza, con fiducia, con speranza. La paura per il castigo non può che restare schiacciata, annichilita. Ecco allora come l’amore può essere praticato nelle scelte e nelle decisioni di tutti i giorni, ecco come il nostro spirito guarda a Dio con la stessa fiducia di un bambino che chiama il suo papà.

CONLCUSIONI

Dopo questi pochi minuti di riflessione, ritorneremo ai problemi della nostra vita. Potremo affrontarli carichi delle paure di sempre oppure potremo affrontarli con una nuova fiducia, una nuova speranza. Coloro che desiderano cambiare, ricordino che è possibile ma solo attraverso il Cristo, che infatti disse:

“«Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Giovanni 8:31-32

  1. Gennaio 4, 2018

    È’ vero….spesso la paura di sbagliare ci blocca nelle decisioni da prendere …
    Dovremmo cercare di alleggerire i nostri carichi riversandoli su Gesù; imparando da lui saremo in grado di affrontare scelte difficili con serenità d’animo fiduciosi che la sua parola ci guidi, ci consigli ci liberi ..

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