“Se Dio esiste, perché manda il terremoto? Dov’era Dio nella morte di tante persone innocenti di qualche settimana fa? Perché non è intervenuto? …E’ proprio vero, Dio non esiste. E se esiste, non è il mio Dio.”

Queste sono solo alcune delle tante legittime domande che le persone colpite dal terremoto, affrante e cariche di dolore, possono farsi di fronte ad una tragedia del genere. Domande giuste, figlie della disperazione che la morte e la tragedia suscitano nell’animo della persona sopravvissuta, consapevole che da questo momento in poi la sua vita non sarà più la stessa. In queste domande si nasconde un ulteriore aspetto interessante; chi è Dio e qual è il suo ruolo secondo il pensiero comune delle persone.

“Dio sarebbe dovuto intervenire, salvare le persone o impedire a priori il terremoto!”

Questo perché molte persone credono che Dio deve essere amore incondizionato, intervenendo nella vita dell’uomo per favorirlo e farlo prosperare. Questa concezione di Dio nel nostro paese è radicata addirittura da prima dell’arrivo del cristianesimo. Le società pagane di tanti secoli fa insegnavano che gli dei bisognava ingrazLUPERCALIA-6iarseli tutti con ogni tipo di sacrificio e rituale religioso, proprio per avere il loro favore nella vita quotidiana ed allontanare ogni sventura. Ecco perché in antichità si adoravano idoli ed immagini raffiguranti le diverse divinità, tra cui anche la dea romana Tellus. Questa divinità era propiziatrice della fecondità, protettrice dalla morte e dal terremoto, adorata affinché proteggesse l’uomo e lo favorisse. Non a caso il terremoto è definito anche “scossa tellurica” (dal latino Tellus, la dea romana). Da questo si evince come fin da prima di Cristo il pensiero comune, su cosa Dio dovesse fare, era identico a quello attuale. Almeno al tempo c’era una religiosità forte e sentita, più vera di quanto non sia la religiosità oggi. Tuttavia anche se decidessimo di spiegare il terremoto con le nozioni della scienza la situazione non cambierebbe. Potremmo impreziosire la nostra conoscenza di nozioni accademiche ma comunque non basterebbero a curare le ferite nei cuori di persone che hanno visto azzerare le loro vite, le loro prospettive future, i loro cari, i sacrifici e gli sforzi di anni. La cosa più antipatica del terremoto, e della morte in generale, è che non avvisa, non chiede il permesso, non ti lascia gli ultimi momenti per i saluti e le raccomandazioni. Arriva, fa razzia di tutto ciò che riesce a prendere, è incontrollabile. A pensarci bene, il terremoto non è certo l’unico evento incontrollabile della nostra vita. Basti pensare ad una malattia incurabile, un incidente, una morte improvvisa, una persona che entra nella nostra vita e modifica arbitrariamente il corso degli eventi… Tanti sono gli eventi che non possiamo controllare su cui ci è stato insegnato fin da piccoli a non pensare. Bene, non possiamo evitarli è vero, però possiamo decidere come affrontarli.

COSA DISSE GESU’ (Luca 13:1-5)

“Vennero alcuni a riferirgli il fatto dei Galilei il cui sangue Pilato aveva mescolato con i loro sacrifici. Gesù rispose loro: «Pensate che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, perché hanno sofferto quelle cose? No, vi dico; ma se non vi ravvedete, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto sui quali cadde la torre in Siloe e li uccise, pensate che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico; ma se non vi ravvedete, perirete tutti come loro».”

Pilato che uccide i Galilei o la torre che cade e fa diciotto morti sono entrambi fatti incontrollabili che avevano arrecato morte alle persone. Proprio come il terremoto. Gli ebrei del tempo pensavano che fatti come questi fossero punizioni divine per i peccati della persona(concetto non troppo diverso da chi adorava la dea Tellus) e che quindi quei morti se le meritassero! Cristo invece insegnò che la cosa più intelligente da fare in queste situazioni è ravvedersi. Cristo è consapevole che non possiamo impedirle, il mondo è stato creato con queste regole, nessuno conosce l’ora della sua morte, né la causa. Proprio per questo motivo, la morte non si vince attraverso un cuore artificiale, o una casa antisismica che ne ritardi il più possibile l’arrivo. La morte va vinta nella mente; nello spirito della persona. Chi si ravvede e si converte a Cristo ha già vinto la morte. Cristo ha previsto per il cristiano una vita senza morte, fatiche, affanni, dolori. La morte fisica sarà solo la dolce attesa di una vita nuova, senza fine. Non a caso la morte per il credente è paragonata al sonno (cfr. 1 Tessalonicesi 4:13). Qualcuno ha paura del sonno quando la sera va a coricarsi? Il sonno non è forse il meritato riposo dopo una giornata di lavoro? Questa è la morte per il credente che si è convertito a Cristo. Non c’è più bisogno di temere la morte nella vita perché siamo certi di quello che ci sarà dopo e l’aspettiamo con impazienza. Certo che se invece pensiamo che la vita eterna sia una favola possiamo stare certi che la nostra casa, cioè la nostra vita, crollerà di nuovo. L’unica casa antisismica, immune da ogni sciagura, che proteggerà sempre la nostra vita è e sarà il ravvedimento in Cristo Gesù.

  1. Settembre 6, 2016

    Anch’io ho creduto alle parole di Gesù, ringrazio îl Padre onnipotente, perché ho vissuto un terremoto in cui persi tutto… finché c’è vita c’è speranza e ringrazio il Padre per gli occhi e le orecchie con cui posso vedere e sentire la sua Parola viva. Mi ha fatto ritrovare quel che ho perso e mi ha dato anche molto di più..!

  2. Settembre 6, 2016

    Il Padre eterno unico dio è buono e la sua pietà infinita,i suoi propositi non sono come i nostri,se sentiamo la Parola importante è non indurire il nostro cuore ma lasciarsi guidare poiché non ho sentito mai una parola così che è tanto buona per la vita di un individuo,chiunque sia la persona .

  3. Settembre 8, 2016

    Non dobbiamo considerare la fede una garanzia contro le disgrazie umane e le catastrofi naturali e non possiamo pretendere che essere fedeli a Dio ci protegga dalla sofferenza.
    Molti pensano che Dio debba essere più presente e che debba dare risposte e non si accorgono che invece Dio è sempre presente dentro di noi e ci dà la chiave per interpretare quello che accade.
    Dio è presente nel dolore, non ci abbandona mai,dandoci la forza di sopportare ( Ebrei 13: 5-6 ; Filippesi 4:13 ).
    Sappiamo che la nostra vita è legata ad un filo ma ce ne accorgiamo soltanto quando ci sfiora la morte e allora malattie e disgrazie ci appaiono come ingiustizie e tragedie , potrebbero invece diventare opportunità per riscoprire la nostra spiritualità.
    Non dobbiamo mai dimenticare che la vita sulla terra ,per il cristiano, è un pellegrinaggio in vista di una meta più ambita.

  4. Settembre 10, 2016

    Io penso che la prima cosa che tutti noi dovremmo fare è aprire il cuore alla Parola di Dio ed arrivare ad accettarla con convinzione. Solo allora saremo in grado di capire che Dio è sempre vicino a noi e che ci darà la forza di reagire a qualsiasi cosa brutta ci potrà accadere. Dio premierà la nostra fede, ubbidienza e pazienza infondendoci la forza necessaria a superare il dolore procurato da qualsiasi evento negative..

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