Nella Scrittura, Gesù dice chiaramente che Dio esaudisce le persone pie che fanno la Sua volontà e non esaudisce i peccatori (cfr. Giovanni 9:31). Ora dal momento che tutti ci sentiamo a volte persone pie e a volte peccatori, cerchiamo di capire cosa intendeva Gesù con le sue parole.

Per farlo, andiamo ad uno degli esempi più belli di persona pia riportato nella Scrittura: Cornelio; la cui conversione è raccontata nel libro degli Atti, al capitolo 10. Il capitolo inizia con l’introduzione di Cornelio:

“Quest’uomo era pio e timorato di Dio con tutta la sua famiglia, faceva molte elemosine al popolo e pregava Dio assiduamente. Egli vide chiaramente in visione, verso l’ora nona del giorno, un angelo di Dio che entrò da lui e gli disse: «Cornelio!» Egli, guardandolo fisso e preso da spavento, rispose: «Che c’è, Signore?» E l’angelo gli disse: «Le tue preghiere e le tue elemosine sono salite, come una ricordanza, davanti a Dio.” 

Da notare che solo alla fine del capitolo Cornelio sarà battezzato; non era ancora battezzato perché in quel momento non era a conoscenza che Gesù avesse comandato il battesimo; messaggio che gli sarà portato più tardi dall’apostolo Pietro quando giungerà a casa sua. Cornelio quindi ancora non poteva definirsi “cristiano”.

Ecco quindi un bell’esempio di come Dio abbia apprezzato i comportamenti di un uomo, Cornelio, che iniziò a praticare la Sua volontà secondo quanto conosceva fino a quel momento. Dio premiò Cornelio, nonostante la sua ignoranza sul battesimo e la chiesa e tutti gli insegnamenti che gli apostoli daranno successivamente, infatti abbiamo letto:

“Le tue preghiere e le tue elemosine sono salite, come una ricordanza, davanti a Dio.” 

Allora sorge spontanea una domanda: basta semplicemente comportarsi in coerenza con se stessi per essere approvati da Dio? A prescindere da quello che dice la Scrittura?

La risposta è ovviamente no! Cornelio infatti, una volta informato da Pietro sul battesimo, sarà battezzato insieme a quelli di casa sua (cfr. Atti 10:24, 10:47-48) e sarà parte della chiesa. Cornelio non si limitò alle sole preghiere ed elemosine (che pure Dio aveva apprezzato); l’incontro con Pietro fu lo strumento con cui lui arrivò a conoscere quella parte di volontà di Dio che al momento ignorava (ricordo che al tempo non esisteva il Nuovo Testamento). Ebbene, una volta venuto a conoscenza non indugiò un istante, si mise subito a praticare!

In conclusione. Dio ascolta la preghiera di chiunque mette in pratica la Sua volontà, a prescindere dalla condizione in cui ci si trova al momento. Ovviamente, una volta che si conosce la volontà di Dio (cioè quando studiamo ed approfondiamo la Scrittura), Dio si aspetta che il nostro comportamento migliori, secondo i concetti che pian piano impariamo, proprio come fece Cornelio! Dio non può ascoltare la preghiera di chi non pratica, anche se “cristiano” (cfr. Giacomo 4:1-3, 1 Pietro 3:12).

Affinché le nostre preghiere, domani siano ascoltate, dobbiamo lavorare oggi.

  1. Ottobre 12, 2014

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  2. Novembre 4, 2014

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  3. Novembre 21, 2014

    Bella domanda e soprattutto bell’articolo!
    Se posso dare un suggerimento, una tendenza che noto nella società di oggi è che si tende a dare tutto per scontato ed a rivolgersi a Dio quando si è nel bisogno e non quando le cose vanno bene.
    Io ero così: non avevo “l’abitudine” o il “desiderio” di rivolgermi e affidarmi a Dio e in questo sono ancora mancante.
    Come migliorare in questo? Ossia come ringraziare Dio per ogni giorno che ci fa vivere, di tutte le benedizioni che ci da e chiedergli aiuto a superarle difficoltà quotidiane?
    Grazie,
    Alessia

    • Novembre 26, 2014

      Alessia,

      ringraziare Dio ogni giorno, ricordarlo mentre affrontiamo le varie difficoltà quotidiane, ha a che fare prima di tutto con la conoscenza che abbiamo di Dio.
      Quando abbiamo un bisogno o dobbiamo affrontare una difficoltà nella vita, ci vengono in mente le persone che pensiamo possano aiutarci, per come le conosciamo. Non ci vengono in mente persone che non conosciamo! Per fare in modo che Dio sia il nostro interlocutore principale, nella nostra vita, è indispensabile conoscerlo bene.

      Per conoscere Dio Non bisogna guardare dentro se stessi, bisogna invece ricercare, conoscere quello che ha detto, fatto e insegnato nel mondo. Cercando, troveremo un’unica risposta: la Bibbia (2 Timoteo 3:15-17). Nella Bibbia Dio parla dicendo tutto di sé, condividendo i suoi sentimenti, i suoi propositi più nascosti, il suo unico figlio (cfr. Salmo 25:14, Giovanni 3:16, Romani 16:25-27). Conoscendo la Scrittura si ha non solo una migliore conoscenza di se stessi ma anche di Dio, che grazie alla nostra fiducia in lui Non resterà più un’entità lontana, più in alto dai nostri problemi e dalle nostre difficoltà… (cfr. Giacomo 2:23, 4:4). Diventerà invece nostro amico, nostro compagno di vita, presente nella vita di tutti coloro che insieme a Lui vogliono vivere l’esistenza realizzando le opere buone che Dio ha preparato per coloro che lo amano (cfr. Efesini 2:10).

      Una volta che abbiamo conosciuto Dio e che desideriamo praticare le Sue opere, ci ricorderemo di Lui nelle nostre giornate, perché sarà diventato nostro Padre. Tutte le persone al mondo hanno bisogno dell’aiuto del Padre. Ti auguro pertanto di dedicare ogni settimana del tempo alla conoscenza delle Scritture, degli insegnamenti che contengono, ti auguro di avere il desiderio di praticarli nella tua vita, assieme a tutti quelli che amano il Signore. Se lo farai con fiducia, amore e speranza, i risultati sono garantiti (cfr. 1 Tessalonicesi 1:1-3).

  4. Dicembre 11, 2014

    Il caso esposto della casa di Cornelio mi sembra che risponda da solo. Dio conosce il cuore di ognuno e risponde certamente a chi lo cerca e “bussa alla porta” per trovarlo.

  5. Dicembre 12, 2014

    Bussate e vi sarà aperto.E’ vero Dio conosce tutto di noi e delle nostre necessità, ciò nonostante vuole che tutti noi rivolgiamo a lui le nostre preghiere con le nostre richieste.Se lo faremo con fede e sincerità dimostrando che vogliamo seguire le orme di Cristo anche e non solo con il battesimo, ma con un cambiamento di rotta nella nostra vita, con l’intenzione e la convinzione di cercare di essere suoi imitatori, allora Dio ascolterà le nostre preghiere sapendo anche che siamo esseri umani e come tali fallibili.

  6. Dicembre 13, 2014

    Bellissimo questo articolo;
    io credo che Dio ci ascolti e ci osservi sempre indipendentemente dal fatto che noi lo chiamiamo in aiuto o no, poi Lui decide se meritiamo o meno il Suo intervento, ma la mia domanda (forse banale), è: ma la differenza tra il peccatore bisognoso di aiuto per redimersi (forse ancora senza rendersene conto), e il personaggio tipo Cornelio, dov’è? O meglio Dio ci ama tutti allo stesso modo, vero?

  7. Gennaio 5, 2015

    Essere diventati cristiani, decidendo di battezzarsi, non garantisce che Dio preferisca le nostre preghiere a quelle dei non credenti: il Signore sa di cosa abbiamo bisogno, prima che glielo chiediamo (Matteo 6:7-8) e facciamo cosa a Lui gradita quando alla nostra fede si accompagnano le opere, cioè la pratica. Il battesimo, quindi, è necessario, ma non basta se non produce dei comportamenti in linea con quanto scritto nella Bibbia. E per far sì che le nostre preghiere vengano esaudite dobbiamo rivolgerci a Dio con umiltà, riconoscendoci nel bisogno, fiduciosi e maturi abbastanza da accettare che spesso quello di cui abbiamo bisogno non coincide con ciò che vogliamo.

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