Il Natale è la cristianizzazione di una festa pagana, che i primi cristiani, quelli del Nuovo Testamento, non si sognavano lontanamente di festeggiare. Tuttavia il Natale oggi non è solo una festività religiosa; sempre più persone la festeggiano celebrando non tanto Gesù bambino quanto la famiglia, il piacere di riunirsi, scambiarsi un dono e dedicare del tempo ai propri affetti.

IL CHRISTMAS BLUES

Negli ultimi anni bisogna poi registrare come il Natale non sia per tutti una festa. Le statistiche mediche ci dicono che con l’avvicinarsi del Natale aumentano le richieste di aiuto psicologico. Perché? Perché la società insegna che devo vivere il Natale con i miei, con unione, pace, armonia e felicità. E se invece la mia famiglia non è unita? E se invece tra i miei cari ci sono ancora problemi e situazioni da risolvere? Già per molte persone non è facile vivere con i propri cari un pranzo durante l’anno, figuriamoci il Natale, che dura ben più di un pranzo o di un cenone!

A Christmas wreath hangs on the gate of a dorm for foreign prisoners in a prison in Qingpu County of Shanghai, east China Friday, Dec. 24, 2004. A Christmas party was held for the foreign prisoners here on Friday. (AP Photo/Xinhua, Chen Fei)

Le persone che percepiscono queste difficoltà e ne soffrono vivono già prima del Natale stati d’animo come malinconia, ansia, stress, paura, senso di inadeguatezza etc… Chi vive questa esperienza per un sufficiente periodo di tempo si ammala di Depressione Natalizia, in inglese Christmas Blues.

COME VIVERE IL NATALE?
Il cristiano sa che Gesù mise in guardia dal seguire le tradizioni umane quando queste si sostituiscono a Dio:

Avendo tralasciato il comandamento di Dio vi attenete alla tradizione degli uomini». Diceva loro ancora: «Come sapete bene annullare il comandamento di Dio per osservare la tradizione vostra!” Marco 7:8-9

Che significa? Che ogni volta che una tradizione umana la facciamo diventare un comando divino commettiamo peccato. Quindi? Quindi da buon cristiani siamo chiamati a valutare con gli occhi del Vangelo ogni singola tradizione che ci viene chiesto di seguire, distinguendo chirurgicamente cosa in quella tradizione è conforme al Vangelo, e quindi accettare, e cosa invece rifiutare. Nel caso specifico del Natale è ovvio che la parte religiosa legata alla nascita di Gesù, il presepe, la messa ed ogni altra forma di cerimoniale va rifiutato in quanto Gesù stesso chiese di ricordare la sua morte, non il suo compleanno. Tuttavia dobbiamo stare molto attenti a non buttare con l’acqua sporca anche il bambino. Cioè, il fatto che il significato religioso del Natale sia un grave errore non vuol dire che il Natale non abbia nulla da insegnarci. Resta infatti il tema della condivisione, del premio e della Depressione Natalizia da affrontare.

LA CONDIVISIONE

Il Vangelo esalta la condivisione:

Non dimenticate l’ospitalità; perché alcuni praticandola, senza saperlo, hanno ospitato angeli.” Ebrei 13:1-2

La condivisione, chiamata ospitalità, ha un valore straordinario. La cosa difficile è praticarla bene: sappiamo infatti che non basta mettere delle persone intorno ad un tavolo per essere ospitali. L’ospitalità prevede sia una condivisione di cibo e compagnia ma sopratutto una condivisione spirituale, cioè mentale. Immaginiamo di avere davanti qualcuno che ci ascolta, che comprende le nostre difficoltà e condivide i nostri stessi propositi nella vita, che effetto fa? Immaginate se si condivide anche il Vangelo…

IL PREMIO

Anche scambiarsi un dono non è cosa scontata per il Vangelo. Basta infatti leggere la storia del figliol prodigo a peccare, raccontata in Luca 15, per capire che dobbiamo imparare a premiare le persone.
In quella parabola Gesù ci ha insegnato che non siamo chiamati a premiare la persona ma il singolo comportamento della persona. Il padre del figliol prodigo organizza una festa per premiare la decisione del figlio di convertirsi e tornare a casa; non è un generico dono al figlio in quanto tale! Se premiamo genericamente una persona, premiamo i suoi pregi ma anche i suoi difetti, se invece premiamo uno specifico comportamento si aiuterà l’altro a fare il bene, ad incoraggiarlo a fare ancora meglio, a prescindere dal dono in sé.

LA DEPRESSIONE NATALIZIA

Uno stato d’animo negativo non è sinonimo di debolezza, incapacità o negligenza, è una leva straordinaria per aiutarci a cambiare:

“la tristezza secondo Dio produce un ravvedimento che porta alla salvezza, del quale non c’è mai da pentirsi; ma la tristezza del mondo produce la morte.” 2 Corinzi 7:10

In conclusione, da cristiani siamo chiamati a vivere il Natale secondo gli insegnamenti del Vangelo. Rifiutiamo la parte religiosa che ci viene propinata, perché falsa ed inutile. Potenziamo invece le cose buone che ci vengono ricordate dal Natale, approfondendo il Vangelo, in modo da non aver più bisogno del Natale per praticarle ma anzi arriviamo a praticarle tutto l’anno. Per te è giusto ricordarsi di queste cose solo a Natale?

  1. Dicembre 15, 2015

    Il natale è forse una delle feste che mi impressiona di più. E’ sentita in generale sia da chi la aspetta sia da chi non ci crede molto , forse per le ferie, l’ atmosfera, i buoni propositi del capodanno, le lucette ovunque , e i doni x tutti …
    E si sa che andrà via con la befana.
    Mi fa impressione perché si vede ovunque una frenesia, un trafficare che da da pensare …una corsa di massa; mi sembra un mondo magico fuori dal quotidiano creato dai grandi: ne conosciamo le fasi, le scadenze e forse proprio per questo piace tanto.
    Ma vissuto così sembra poco, un sogno ben organizzato.
    So che altra cosa è la realtà.
    Chissà se un Padre creatore che ci osserva, accetta un dono cosi .

  2. Dicembre 17, 2015

    Condivido pienamente…personalmente credo che il natale sia un ottima occasione per stare insieme, condividere con i propri amici e familiari del tempo che normalmente non sempre abbiamo. Certo per chi conosce bene il messaggio di Dio è triste veder manipolare la “verità” con un buonismo universale che dura qualche settimana per poi risprofondare nella crudeltà quoditianità che stiamo vivendo in questo periodo storico, ma come hai scritto nel blog, dalla tristezza e sofferenza può nascere qualcosa di buono. L’importante credo sia la coerenza, rimanere vicino agli insegnamenti di Dio quoditianamente tutto l’anno, stando vicino ai nostri cari anche in questo momento, cogliendo l’attimo, per parlre di Gesù secondola sua volontà.

  3. Dicembre 18, 2015

    Io penso che solo il primo Natale debba essere festeggiato nella nostra vita e questo è il momento in cui Cristo nasce nei nostri cuori e decidiamo di seguirlo.
    La nascita del nostro Signore, del quale non si conosce la data precisa, deve essere un momento di riflessione su ciò che Dio ha predisposto per l’uomo.
    Quando Gesù nasce veramente nei nostri cuori non esiste più un giorno speciale in cui essere più buoni, puri e teneri ma ogni momento è quello giusto per migliorare la nostra relazione con gli uomini e con Dio.

    Con questo spirito allora il Natale,con i suoi giorni di riposo lavorativo e scolastico, può diventare un bellissimo momento di incontro con la famiglia e gli amici.

  4. Dicembre 18, 2015

    Tutti aspettano il natale per stare insieme, per scattare i regali, specialmente i bambini e come il solito ci scordiamo del Signore. I genitori (cristiani) non educano i bambini nel Signore come invece hanno il compito di fare Efesini 6:4 invece di limitarsi a comprare i giocattoli. Tutti si credono che il Natale è la nascita del Signore ma non è così, sulla Scrittura non risulta che Gesù è nato il 25 dicembre. Il Natale purtroppo, religiosamente parlando, è una festa pagana, cari amici cristiani, noi dobbiamo ascoltare la verità non le menzogne!

  5. Dicembre 18, 2015

    Fermo restando che nessun documento storico prova che la nascita di Gesù sia da far risalire al 25 dicembre e che questo sia oramai accettato da un sempre maggior numero di persone, ogni cristiano deve credere con fede che Gesù nasce dentro di noi ogni qualvolta torniamo a lui con vero pentimento, con umiltà di cuore e con la ferma volontà di cercare di seguire la sua parola per tutto il nostro cammino terrestre. Allora si che potremo festeggiare ed accendere, prima che all’ esterno dentro di noi, le ” lucine “, e allora si che saremo pronti, quasi in modo spontaneo, a condividere con il nostro prossimo i momenti gioiosi ed i momenti difficili in cristiana fratellanza. Detto questo, ben vengano i giorni festivi, ( non lavorativi ), se saranno momenti felici di aggregazione e nelle famiglie riunite ci sarà più tempo per i bambini, le persone adulte, gli anziani per giocare, ridere e scherzare.

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