Non è proprio una bella domanda, quella che ha come oggetto l’essere disposti a sopportare ad una rinuncia a qualcosa… Perché dovremmo fare delle rinunce? Se parliamo di rinunce, vuol dire che si parla anche di qualcosa che ci spetta di diritto, allora perché rinunciare?
IL BENE CHE NON SI VEDE

Ognuno di noi è solito ricordare molto bene i diritti e le ragioni che vanta in molti ambiti della sua vita (famiglia, lavoro, amicizie…) ma siamo molto meno bravi a ricordarci i doveri che in quelle stesse situazioni il ruolo che ricopriamo, ci chiede di assolvere. Questo fenomeno rischia di essere ancor più grave se nella vita abbiamo deciso di essere cristiani. Il cristiano infatti, avendo piena conoscenza della parola di Cristo, poiché

la fede viene da ciò che si ascolta e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo.” Romani 10:17

è chiamato ad avere una diversa visione delle cose. L’apostolo Paolo, sottolineò come se da un lato il Vangelo ci libera dalla regole sociali e religiose a cui gli altri uomini ci vogliono costringere, al tempo stesso sottolinea come invece la libera e volontaria rinuncia a qualcosa che ci spetta di diritto, per fin di bene, abbia un valore straordinario. Un gesto di questo tipo è talmente alto che le altre persone difficilmente arrivano a
capire perché abbiamo deciso di farlo. E’ quindi un bene che non si vede davanti agli uomini ma che ha gran valore di fronte a Dio.

UN ESEMPIO PRATICO

La prima lettera ai Corinzi. Questa lettera è un concentrato di istruzioni di vita su come il cristiano è chiamato a comportarsi in mezzo agli altri, non per obbligo, non per imposizione ma per il desiderio di amore che pervade nell’animo di colui che legge ed indaga nella parola di Cristo. Se ogni famiglia conoscesse questa lettera, la vita delle persone sarebbe più ricca di serenità e pace. A Ciampino ogni settimana stiamo svolgendo lo studio, capitolo per capitolo, versetto per versetto, di questo straordinario libro del Vangelo. Ai capitoli 8-9 l’apostolo Paolo affronta un tema fondamentale, come i cristiani si debbono relazionare con coloro che sono sì cristiani, ma cristiani deboli; coloro cioè che conoscono poco il Vangelo, deboli nella coscienza, insicuri, che non praticano o praticano male la loro fede. Per amore di Dio e quindi per amor loro, siamo disposti a rinunciare ad una mezza giornata disdicendo i nostri impegni? Siamo disposti a rinunciare alla nostra ragione e ad accollarci un torto, che magari non abbiamo? Siamo disposti a rinunciare a premiarci e condividere con gli altri? Siamo disposti a rinunciare a del denaro per incoraggiare nello spirito un’altra persona? Queste nostre rinunce, di fronte a Dio si chiamano vanto (cfr. 1 Corinzi 9:15).

QUALE MESSAGGIO PASSA?

Il cristiano è chiamato ad avere a cuore l’anima molto più del suo corpo. Infatti mentre l’anima vive anche dopo la morte, il corpo no. Gesù stesso insegnò questa regola di vita:

E non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima” Matteo 10:28

Ecco uno dei motivi per cui Cristo morì in croce. Se fosse più importante il corpo insieme a questa vita terrena, Gesù sarebbe ancora vivo andando in giro a guarire i corpi della gente. E’ morto invece per la salvezza delle anime delle persone, non dei loro corpi. Ecco che quindi il cristiano, imitatore di Cristo, è chiamato a gestire ogni cosa della sua vita; la famiglia, il lavoro, i soldi, il suo stesso corpo, al fine di predicare Gesù Cristo agli altri, non tanto a parole ma soprattutto nei comportamenti. Questo deve essere il principio guida di ogni nostra singola decisione. Ogni nostro comportamento è infatti una comunicazione agli altri; che ci piaccia o no. Noi abbiamo di fronte a Dio la responsabilità di ciò che comunichiamo.

QUANDO LA RINUNCIA E’ AMORE

“Badate bene che questo vostro diritto non diventi un inciampo per i deboli”  1 Corinzi 8:9

Con queste parole l’apostolo Paolo commentò la scelta di quei cristiani che siccome conoscevano il Vangelo, si sentivano liberi di poter fare qualunque cosa nella vita perché convinti che la conoscenza dia questa libertà, senza ricordare invece che la conoscenza va praticata con amore. Il Vangelo prevede che i comportamenti del cristiano siano compiuti sì come persona libera ma che sceglie volenterosamente di privarsi di un diritto per edificare l’altro. Questo principio l’apostolo Paolo l’applicò su sé stesso:

“pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti, per guadagnarne il maggior numero1 Corinzi 9:19

La rinuncia ad un nostro diritto è lo strumento di conversione più forte che il Vangelo ci da.

  1. Gennaio 27, 2016

    Le parole lette sono senza altro forti e fanno sentire direi … Un po’ spaesati … rinunciare , senso del dovere … implicano senza ‘altro coraggio ; inoltre serve un bel po’ di umiltà per ammettere che non avendo mai approfondito la lettera si Corinzi , non ho avuto modo di padroneggiare questi concetti …
    Qui penso che ammettere la propria ignoranza e proporsi di approfondire per poter praticare , sembra forse il modo più sicuro per procedere sulla retta via … quella piccola e stretta strada che mette alla prova la nostra fede oltre alla nostra volontà

  2. Gennaio 28, 2016

    Argomento molto bello, facile da comprendere ma difficile da mettere in pratica.
    Certo con una buona dose di conoscenza, un briciolo di umiltà e comprensione, peccando un po’ meno di protagonismo e presunzione, forse sarebbe un po’ più facile.
    Sicuro è, che se si riuscisse a mettersi un pochino di più in discussione, leggendo un po’ di più la Bibbia, cercando di apprenderne tutti i significati allora sarebbe un salto di qualità nella vita di tutti.

  3. Febbraio 11, 2016

    A primo impatto alla sola idea di rinunciare a qualche cosa che mi spetta di diritto mi fa subito mettere sulla difensiva e dire di no, perchè farlo?
    Tuttavia, pensandoci bene, ognuno di noi nel nostro piccolo rinunciamo volontariamente a qualcosa che ci spetta di diritto per il bene dell’altro. Basta immaginare al rapporto con la persona amata, nei confronti dei figli, dei genitori, degli amici. E le rinuncie che facciamo in questi contesti non sono tutte guidate dall’amore verso l’altro?

    Quindi, a mio avviso, le parole di Paolo nella prima lettera ai Corinzi ci danno una motivazione in più a fare ciò che già nel nostro piccolo facciamo. C’è solo una piccola grande differenza: con la conoscenza della parola di Dio, le nostre rinuncie acquistano tutto un altro significato non solo nei confronti degli altri, ma soprattutto nei confronti di Dio.

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